Archivio per la categoria 'Pd'

La maschera liquefatta

Come diceva Scalfari Berlusconi ha indossato la maschera dello statista e ci crede.
Evidentemente con il sopraggiungere della bassa stagione la maschera si è liquefatta, specialmente per uno che ama muoversi a tutto campo. La maschera gli andava stretta, un po’ come la parodia di Bossi di Guzzanti nell’ottavo nano, ricordate? Indottrinato dai suoi compagni ad assumere un atteggiamento pacato ma che alla fine sbotta e rileva la sua vera natura. Il punto però non è questo, il punto è il ruolo di questa opposizione che aveva(mo) creduto (e sperato) che valesse la pena di dare un contributo per migliorare quest’Italia e renderla un paese al pari degli altri paesi europei. Non sono tra quelli che pensa che il PD abbia sbagliato, ha fatto quello che doveva e poteva, è riuscito ad imporsi anche nella parte avversa con un nuovo modo di far politica. Ora che i giochi sono stati scoperti cosa intende fare? Ci sono questioni che vanno ben al di là dei singoli favoritismi e dei privilegi nella questione giudiziaria. La politica oggi è anche messaggio, come può un governo, con il contributo dell’opposizione, chiedere sacrifici ad un paese salvando la sua classe dirigente dai processi penali. Abbiamo tutti apprezzato le lezioni di politica che Veltroni ha tenuto prima delle elezioni e prima della sua candidatura a segretario del PD. Credo che nessuno possa contestare lo spirito di quel messaggio e lo spirito che anima l’azione politica del segretario. Ma lo politica è anche azione quotidiana. Ed è per questo che oggi vorrei una risposta forte dal PD di fronte a certi comportamenti, a certi abusi del potere, ad un modo di interpretare la politica come potere autoritario che pur di salvare poche persone mette in campo un provvedimento che ne scontenta migliaia. Ora non è il momento delle grandi questioni, lo chiedo da elettore del partito, chiedo di essere difeso io, cittadino onesto, rispettoso (e che deve anche far rispettare) delle regole. Io che pago le tasse, io truffato da altri e costretto a pagare per le malefatte altrui che denuncia i reati convinto nell’azione giudiziaria che, seppur lenta, per me rimane l’unica via in cui credere. Io che mi confronto con persone che hanno votato Berlusconi non sui grandi temi della politica (dialogo impossibile con l’altra parte), ma sul fatto che in fondo Berlusconi è un grande proprio perchè riesce a fare tutto quello che vuole e che viene assunto ad esempio non per gli effetti delle sue azioni ma per le sue (male)azioni in quanto tali. Un modello in cui credere e a cui ispirarsi. Vale la pena, mi chiedo, di insegnare ai nostri figli di impegnarsi nello studio? Di spronarli e di educarli a sani principi ad essere rispettosi degli altri, a convincerli che se si impegneranno a fondo riusciranno a trovare in questo paese una idonea collocazione per le loro aspirazioni?
Ha forse ragione Giorgio Gaber quando diceva: Non temo Berlusconi in sè, temo Berlusconi in me.

Stefano Romano

Tolleranza zoro

di Diego Bianchi, filmato publicato il 05/03/2008 all’interno del suo blog

Adesso taccio

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Caro Roberto, da tempo taccio e ne ho ben donde!
Taccio perchè se potessi parlare dovrei denunziare con toni proccupanti l’ uscita dal PD e, da una porta secondaria, di uno scienziato come Odifreddi , mentre, dalla porta principale, entrava un ignorantone come Calearo.
Ma mi dicono che Calearo rappresenta simbolicamente l’apertura alla piccola industriosa azienda ed al popolo del “Nordest”, la ingloba…magari togliendo qualche voto alla lega, trasformando il “si può fare”  veltroniano  nel “ghe la femo” veneto.Una specie di nuovo Risorgimento…..magari “ad usum electionis”. Mentre Odifreddi, inoculando un socratico, continuo ed inquietante dubbio, non contribuisce alla stabilizzazione del partito….alla sua possibile vittoria. Non fa niente se è uscito…… tanto come rappresentante degli scienzati abbiamo, con tutto il rispetto che si merita, Veronesi……l’importante è che nelle liste del PD siano rappresentati tutti i mestieri, tutte le arti,  e tutte le regioni italiane “da Trieste in giù”….ma anche non troppo giù!
Per questo taccio!
Ma taccio, anche, perchè se potessi parlare dovrei indignarmi  per il silenzio che ha fatto seguito alle dimissioni, dalla politica, di Romano Prodi. Non dico  di innalzare peana per ricordarlo, non dico di dichiarare lutto nazionale, ma almeno  uno “special” televisivo sul suo operato di statista…..forse Prodi  se lo sarebbe meritato.
Mi suggeriscono di non insistere sulla “nostalghia” prodiana…….in fondo, in fondo…….la sua sola presenza, evocando l’esperieenza dell’Unione, contraddiceva di fatto, il progetto politico del nuovo partito.
Infine , anche se non posso fare a meno di ricordare che Prodi, fra le tante cose giuste che ha fatto, è riuscito, anche, a sconfiggere per due volte Berlusconi….. continuo a tacere.
Tuttavia non mi è dato di continuare a sospendere il giudizio di fronte alle gravi scelte economiche del PD, che si possono riassumere nella totale accondiscendenza alle regole del mercato, diventato, ormai, la misura di tutte le cose.
E’ uscito da poco un saggio( “Breve storia del futuro” di Jacques Attali, Fazi Editore ) che affronta i problemi del futuro del mondo, sottolineando i danni che produrrà, appunto , la pedissequa sottomissione alle regole del mercato. L’autore Jaques Attali, abbandonando le numerose teorie catastrofiste, in voga oggi, suggerisce degli antidoti importanti per frenare ed evitare il tracollo della società, della natura e del pianeta. Uno di questi è il controllo democratico del mercato, effettuato da tutti i cittadini del globo.E quando Attali dice tutti, intende proprio tutti!
Ma che,ti si stanno rizzando i capelli in testa ”qual istrice pungente” pensando alla difficile conciliazione dell”mperialismo statunitense, con il “sinistro” capitalismo cinese, e con tuttii diversi regimi teocratici o fondamentalisti sparsi sulla terra, sperando che la loro interazione produca l’agognata democrazia?!
Ti vedo sorridere sarcasticamente pensando alla utopistica armonizzazione  di situazioni politiche, popoli, e culture tanto diverse, evitando l’omologazione!
A me, per cadere nel più nero scetticismo, basta solo, pensare al XIII municipio, o, tanto per rimanere sul tema de “La conquista del Nordest” , alla meschineria dei vicentini ( io li conosco perchè ho vissuto dieci anni nella, per altro, bellissima Vicenza palladiana……quanti ricordi! ) di  cui ti voglio raccontare un razzistico aneddoto.
Si dice che una volta un vicentino trovò una lampada magica. Da questa lampada uscì un genio che gli disse: “Esprimi un desiderio ! Io lo esaudirò e inoltre ne esaudirò due al tuo vicino di casa!”
Il vicentino pensò un poco, poi assertivamente rispose:”Bon, cavame un ocio”
Va bene, così va il mondo, ma siccome non è il migliore dei mondi possibile, ed io penso ancora che ce ne possano essere altri, ti consiglio di leggere il testo di Attali e, magari, farne oggetto di una discussione allargata e…….democratica! Lo scetticismo si deve fuggire!
Baci Rosa

… zoro

di Diego Bianchi, filmato publicato il 05/03/2008 all’interno del suo blog

Le frappe: una risposta politica a domande astratte?

Cara Rosa 

Non credo che Veltroni sia partito da Marx nel formulare la sua invocazione “imprenditori e lavoratori insieme “ Secondo me è solo un appello all’unità del paese per affrontare il futuro difficile che ci aspetta. Si tratta di una ragionevole invocazione che d’altronde è immersa nella concretezza delle proposte di governo veltroniane : fra le quali peraltro c’è l’idea condivisibile (e condivisa, mi pare di capire, dalla confindustria e da Berlusconi) di trattare il salario come una variabile indipendente . Per quello che riguarda la crescita unita alla giustizia sociale, sono d’accordo con te: la qualità della crescità è garantita dalla bontà dei 12 punti veltroniani.Meno tasse e più salario sembra proprio una scelta obbligata anche a fronte degli ultimi dati ISTAT che ci avvisano dell’aumento di pane e pasta e della corrosione del potere d’acquisto dei salari. Saranno probabilmente questi gli argomenti forti della prossima campagna elettorale malgrado la crociata del neo- talebano Ferrara.Posso microtestimoniarlo. Giorni fa mentre arringavo i colleghi docenti sulla laicità dello stato, una collega è intervenuta denunciando lo scandaloso aumento che questo febbraio hanno avuto le frappe. L’argomento è risultato travolgente. Malgrado il crudo realismo della situazione anche io ho un puntum dolens rispetto al PD e credo che sia condiviso da molti. Non è l’essere più o meno di sinistra che mi preoccupa. Oggi si può essere di sinistra ed essere reazionarii. Pensa alla contestazione di sinistra contro gli scrittori israeliani alla fiera del libro di Torino.Mi preoccupa la presenza della componente clericale nel PD. Sento che da lì può nascere resistenza alla laicità e alle riforme. Pensa ai clericali spagnoli silenti per anni durante il franchismo ed oggi apertamente schierati contro Zapatero. Non ti sembra un tema da approfondire quello della religione in tempi di fondamentalismi e di ingerenze?

Siamo d’accordo…

ele08.jpgMio caro Roberto,siamo d’accordo, siamo entrati nel PD, lo appoggeremo nella prossima campagna elettorale, senza creare frazioni, contrapposizioni e, senza rimpianti, anche perchè non ci piacerebbe essere trasformati in una statue di sale, come purtroppo sta accadendo a molti della sinistra , cosidetta, “radicale”!Abbiamo un programma dignitoso che abbraccia tutte le cose che gli italiani si aspettano: meno tasse, più lavoro per i giovani, lotta alla precarietà, misure più severe per la sicurezza, riforma della giustizia ( come dimostra l’apparentamento con Di Pietro), modernizzazione etc.. etc..etc… Non c’è che dire: poco abbiamo lasciato alla destra!Manca la laicità, voi mi direte? Non è vero! La laicità è presupposto, “conditio sine qua non” per la fondazione di un partito democratico. Se lo abbiamo fondato e lo stiamo costruendo, vuol dire che consideriamo la laicità l’ essenza ontologica  che guiderà il nostro partito nelle  scelte  presenti e future, senza violente e pacchiane( così definisco le posizioni di Ferrara) strumentalizzazioni elettoralistiche.( Non siamo ironici, sinceramente ce lo auguriamo!)Stiamo riuscendo,anche in assenza di una riforma elettorale,  a semplificare il sistema elettorale,  guidando la politica verso una maggiore chiarezza di contenuti  e, forse, verso una sua moralizzazione. (Forse?)Tuttavia,  anche se pacatamente soddisfatti, non riusciamo a non pensare e a non porci degli inquietanti interrogativi che si possono riassumere nei seguenti :1) Con quali scelte di fondo si affronteranno i problemi?2) Con quali mezzi , e prendendoli da dove,si potranno risolvere?3) Con quale riforma dell’economia si potrà attuare la giustizia sociale?Molto più semplicemente: “Come si potrà fare per aiutare contemporaneamente i ricchi e ipoveri? Come si concilieranno le esigenze della produzione con quelle dell’ambiente? Come si quieteranno le contraddizioni fra i sessi? Come si potranno pacificare le grandi contese mondiali?Veltroni non accetta i vecchi schemi marxisti che riporterebbero le dette contrapposizioni a quella fondamentale fra capitale e lavoro risolvendola, poi,  attraverso la lotta di classe. Non è il primo, non è il solo….potrebbe anche avere ragione….Ma come armonizzare i contrari della società, che, nel caso dell’Italia, dove una vera rivoluzione borghese non è mai stata fatta, si moltiplicano a dismisura e scorrono nei mille rivoli delle corporazioni, dei privilegi acquisiti, delle franchigie territoriali, del clientelismo di stampo feudale e… via di seguito?”L’armonia dei contrari” visione affascinante della realtà, se perseguita filosoficamente, potrebbe non funzionare così bene nel sociale, sopratutto perchè non si capisce come possa miracolosamente realizzarsi.E’ lecito, quindi, pensare che l’ unico rimedio chiaro, cui Veltroni fa riferimento per risolvere i problemi del paese, sia l’aumento della produttività economica.Non è poco, è certo necessario, ma diventa un’ipoteca che potrebbe condizionare la giustizia sociale. E’ di Veltroni la frase:” Non esiste giustizia sociale, senza sviluppo economico” Si tratta di  un’equazione-sloogan che, non solo pone sullo steso piano interattivo elementi qualitativamente così diversi come profitto, da una parte, e uomo, dall’altra, ma nello stesso tempo,sottopone gli interessi dell’uomo a quelli del capitale con conseguenti ricadute in altri campi come cultura, costume, sanità scuola ed ambiente.Il solito capitalismo! Quualcuno ha parlato della vecchia politica dei redditi, di neo o vetero capitalismo…Noi speriamo che si tratti di una cura sintomatica a cui bisognerà affiancarne al più presto una più efficace che curi le cause profonde dei mali e guarisca, insieme al malato, la medicina.E nel cercare le cause profonde dei problemi, noi che siamo entrati  in questo partito, che lo difenderemo e  lo appoggeremo  nella prossima campagna elettorale, vogliamo battere altre strade, trovare soluzioni nuove, anche  alternative al comunismo!Ma non barattiamo per nuovo il vecchio, anzi vecchissimo capitalismo, nemmeno se imbellettato di modernità!Per concludere ci chiediamo se in questo partito:1) E’ ancora aperto il dibattito su questi argomenti?2) C’è ancora spazio per gente come noi?3) Possono allignare sogno e speranza?Con affettoRosa Cavadi

Un gruppo di intellettuali a Veltroni “Insieme ai radicali, per la laicità”

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ROMA – Il contributo dei radicali rafforza l’azione politica del Pd, Walter Veltroni li ospiti nelle proprie liste. E’ questo il messaggio che un nutrito gruppo di personalità della sinistra ha inviato, con una lettera pubblica, ai vertici del partito democratico. Primi firmatari sono Miriam Mafai, Mario Pirani, Irene Bignardi, Gianpaolo Fabris, Fiorella Kostoris, Andrea Ichino, Dacia Maraini, Alessandro Haber, Anna Fendi, Angela Missoni.
“Un gruppo di donne e uomini – si legge nella lettera-appello – da sempre legato a scelte politiche di sinistra di ispirazione laica e seriamente preoccupato dal rischio di un futuro governo dominato da forze di centrodestra conservatrici, corporative e solo verbalmente innovative, sollecita i vertici del partito democratico a valutare con grande attenzione la possibilità di aprirsi ad una coalizione con i radicali della lista Emma Bonino”. “Riteniamo infatti – prosegue la missiva – che i radicali nelle loro varie componenti rappresentino il valore ed il significato di pluriennali lotte laiche e indipendenti, spesso controcorrente ma di indubbia rilevanza sociale”.
L’appello si conclude sottolineando che “il contributo dei radicali, anche nella dialettica dei differenti punti di vista su alcuni temi, non può che rafforzare l’azione per il raggiungimento degli obiettivi alla base del programma del partito democratico”.

Numerose le adesioni. Hanno firmato, tra gli altri, Barbara Alberti, Simona Argentieri, Alberto Barbera, Angelo Bolaffi, Luciano De Crescenzo, Alberto Dentice, Stefano Disegni, Giorgio Lonardi, Giovanna Marini, Andrea Occhipinti, Claudia Terracina.

(fonte)

Povera patria (malgrado Spello)

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(particolare foto di A. Crialesi)

Condivido la scelta di correre da solo del PD veltroniano più per considerazioni morali che politiche.
“L’Italia è una mucillagine sociale che declina verso il peggio” e “ ha perso la voglia del futuro; c’è più paura che speranza”. Erano queste le autorevoli affermazioni del CENSIS e del New York Time di non molto tempo fa, che certificavano il declino del nostro paese.
Per declino non si intendono solo gli effetti sociali dovuti all’incerto procedere dell’economia globale, ed i rischi di recessione paventati dai ministri economici europei. Né si tratta del declino-formula verbale, usata per stigmatizzare l’avversario nella polemica politica (per esempio quello usato da Berlusconi contro Prodi).
Il declino italiano vero è decadenza morale, come quella simboleggiata dalla volgarità esibita nel senato il giorno della caduta di Prodi, o come la piccolezza espressa dal meschino familismo mastelliano di fronte a seri problemi delle istituzioni statali.
Il declino vero è il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione, la fuga di cervelli all’estero, il sistema politico bloccato che riproduce se stesso e genera sterilità riformatrice e soprattutto il distacco dei cittadini dalla politica e la sfiducia nelle istituzioni e nel futuro.
Il lavoro salariato sottopagato e spesso mortalmente rischioso e la certezza che i figli staranno peggio dei padri stritola la speranza genera sfiducia morale ed è il cuore del declino di questo paese.
Questa realtà italiana non è il centro del dibattito politico ed è oscurata dalle schermaglie della solita politica. I successi economici del precedente governo (ovvero i nostri sacrifici)rischiano di essere vanificati da politichette volte a guadagnare consenso e garantire sopravvivenza ai soliti (già ben protetti da una ignobile legge elettorale)
A Spello Veltroni ha rilanciato l’idea che il PD deve correre da solo (anzi più che da solo “libero” dai lacci della vecchia politica). Credo che questo voglia dire assumersi piena e diretta responsabilità(e farla assumere agli altri) di affrontare il declino del paese. Per dirla con un Kennedismo amato da Walter : “E’ tempo non di chiedersi che cosa il paese può fare per te ma di chiedersi che cosa “tu” puoi fare per il tuo paese.”
Correre da soli anzi liberi potrebbe essere generoso ai limiti del sacrificio ma potrebbe essere la combinazione per far saltare il chiavistello che blocca le riforme necessarie al domani del paese.
Correre da soli e liberi potrebbe restituire credibilità e fiducia nella politica e smuovere le acque di una palude in cui cantano i grilli.
Non si vuole solo evitare il Berlusconismo. Si vuole dare all’Italia un progetto per il futuro. Per cambiare l’Italia e non il governo (come è stato detto a Spello) ci vuole una grande autorità morale che si costruisce con prove di grande generosità e di grande apertura e senza tradire se stessi .
Sarà all’altezza il costruendo PD del compito? Che farà e che cosa dice la chiesa (naturale concorrente sul piano dell’autorità morale quando decadono i costumi)?? Su questi due semplici, schematici ma decisivi quesiti aprirei un dibattito e non solo sul mio blog. Sotto a chi tocca…

Arriva Cetto Laqualunque nel PD del 13° municipio?

In caso di morte o di debolezza delle istituzioni politiche fondamentali si afferma il potere personale esercitato dal Cesare.
E’ imbarazzante e paradossale ma soprattutto ridicolo, usare parole impegnative come CESARISMO nelle piccole vicende locali ma i termini classici aiutano a capire.
Nel vuoto, determinato dalla nascita (ma è nato?) del partito democratico, di riconosciute istituzioni politiche dei DS e Margherita del 13°municipio, peraltro già pesantemente private di credibilità, si sta inserendo in questa fase un accordo privato tendente a salvaguardare spazi che definirei di influenza politica personale. Questo infastidisce il libero svolgimento delle votazioni per gli organismi dirigenti dei nuovi circoli soprattutto i circoli che sui grandi temi del cambiamento politico hanno sviluppato un percorso politico e costruito nuovi e aperti equilibri. I piccoli Cesari locali (citazione involontaria di “Piccolo Cesare”, film sul gangsterismo americano con E.G. Robinson) hanno poi messo in mostra il lato omicida della tirannide puntando ad annullare l’organizzazione politica più libera ed autonoma, “La sezione che non c’è” di Palocco, puntando sull’effetto “novità” tendente a nascondere una operazione di potericchio locale (uno stra-dejavu italiano).
Il nuovo che avanza sarebbe una sorta di Cetto Laqualunque nostrano su cui sponsor ed elettori dovranno un giorno riflettere. Io vorrei avviare una riflessione sulla nuova classe dirigente e sulla incompletezza dei processi di formazione. Forse il ripristino del ruolo pedagogico e di selezione dei partiti potrebbe evitarci il rischio di derive demagogiche verso il trasformismo e la plutocrazia.

I duellanti

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Ha ragione Claudia, quando esalta l’impegno, la trasparenza ed il forte spirito di servizio della vecchia sezione di Casalpalocco.
Onore alla preclara sezione, onore alla sontuosa signora che l’ ha sempre prestigiosamente rappresentata!
A loro rimarrà sempre legata una parte importante della nostra vita.
Hanno ragione i compagni che vorrebbero rilanciare la gloriosa militanza de “la sezione che non c’è” trasformando lo zelo antico in linfa propulsiva del partito nuovo.
Anche loro meritano riconoscimento, rispetto ed ascolto.
Ma come trainare quella gloriosa ed originale esperienza dentro gli alvei ristretti dei nuovi circoli del PD, di cui conosciamo solo gli asfittici regolamenti, la tendenza a spartire piccole aliquote di potere, come fossero corti di “clientes”?
Il rischio è di girare a vuoto, perdendosi nei farraginosi tecnicismi di una pseudodemocrazia, mentre si sa già che questi futuri circoli saranno organismi di insediamento politico che, una volta insediato il politico nella propria sedia, ( scusate il bisticcio, ma a volte la retorica serve a farsi capire ) si riuniranno per fini elettoralistici, quando bisognerà reclutare galoppini per raccogliere fondi, voti. sponsor…..
Come salvare allora tutta l’energia, la passione,la voglia di operare in difesa della giustizia e della libertà, che non sono ancora morte fra noi , prova ne sia la grande partecipazione all’assemlea di Domenica, durante la quale la voglia di politica che negli ultimi tempi sembrava evaporata si è solidificata ed incarnata in visi sorridenti o “incazzati”, sereni o turbolenti, arguti o solo bonaccioni, ma tutti sinceramente dialoganti?
La risposta per me, in questo momento non può essere l’ adesione ai detti circoli, anche perchè non è ancora chiara la loro essenza.
1)Che potere avranno;
2) Come interagiranno con i vertici del partito.( Potranno dei capannoni comunicare con un loft?)
3) Potranno in mancanza di una linea politica definita, che sembra non arrivi mai, formulare proposte politiche?
Meglio allora associarsi in una organizzazione culturale che, anche se non avrà potere politico da spendere nell’immediato,( voglio vedere quanto ne avranno i circoli!) almeno avrà l’autorevolezza della purezza, del disinteresse, dell’utopia e di un pizzico di follia per creare soluzioni meno transeunti e più ideali per il futuro.
Ci sono dei compagni che insistono sull’ importanza della partecipazione a questa fase costruens del partito.
Bene sono d’accordo”
Ma allora perchè chiudere e limitare la discussione dentro l’ambito di un circolo?
Se non sappiamo cosa sia un circolo , e non lo sappiamo perchè lo stiamo costruendo, perchè dovremmo condividere la limitazione e la chiusura del suo spazio territoriale, morale, culturale e politico?
Da questa contraddizione non riesco, ancora, ad uscire.
Mi inquieta anche la paura che questo partito, proprio perchè non capace di fare scelte ideologiche precise si stia avviando, esso stesso, verso una forma di partito del leader con i precisi obiettivi di vincere le elezioni e governare a qualunque costo e, forse, con qualunque alleato.
Mi dicono, ma bisognerà rispettare un programma……non si potranno fare alleanze con forze che non rispettino questo programma……è giusto!
Tuttavia io mi chiedo:”Ma poi cosa è un programma?
Cosa è un programma senza una profonda analisi delle cause dei problemi, senza un progetto generale che si riprometta di eliminare “ab imis”le cause dei problemi,
senza la capacità di inserire nel tempo una riforma della società, inglobando il passato, ma dimenticandolo nel momento dell’azione proiettata nel futuro?
Per fare veri programmi si dovranno operare scelte di campo più profonde , più durature, più drastiche……lasciando l’ecumenismo ai preti…. che, per altro, a volte, lo strumentalizzano!
Mi preoccupa pure un’altra cosa: la esagerata enfasi sulla riforma elettorale, come se essa potesse rappresentare la panacea per tutti i mali del paese!
D’accordo sul fatto che sia “conditio sine qua non” per una futura stabilità di governo .Ma la riforma è uno strumento, solo uno strumento. Le cose importanti da fare verranno dopo. Non dimentichiamocene!
E non dimentichiamoci di non appoggiare un progetto di riforma che permetta l’affermazione di due personalità politiche e di due partiti contrapposti, ma complementari gli uni agli altri, fino ad avvicinarsi e, chissà, forse confondersi?
I duellanti, figure romantiche care alla letteratura, si scontrano ed interagiscono nella continua ricerca del se nell’antagonista, in un gioco psicologico di grande suggestione estetica.
Ma in politica i duellanti sono una regressione involutiva verso forme di governo primitive, basate sul culto della personalità e molto lontane dalla democrazia.
Due campioni due entità, due forze: sullo sfondo l’orribile presagio di una diarchia.
Rosa

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