Archivio per la categoria 'epistolario rosa'

Adesso taccio

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Caro Roberto, da tempo taccio e ne ho ben donde!
Taccio perchè se potessi parlare dovrei denunziare con toni proccupanti l’ uscita dal PD e, da una porta secondaria, di uno scienziato come Odifreddi , mentre, dalla porta principale, entrava un ignorantone come Calearo.
Ma mi dicono che Calearo rappresenta simbolicamente l’apertura alla piccola industriosa azienda ed al popolo del “Nordest”, la ingloba…magari togliendo qualche voto alla lega, trasformando il “si può fare”  veltroniano  nel “ghe la femo” veneto.Una specie di nuovo Risorgimento…..magari “ad usum electionis”. Mentre Odifreddi, inoculando un socratico, continuo ed inquietante dubbio, non contribuisce alla stabilizzazione del partito….alla sua possibile vittoria. Non fa niente se è uscito…… tanto come rappresentante degli scienzati abbiamo, con tutto il rispetto che si merita, Veronesi……l’importante è che nelle liste del PD siano rappresentati tutti i mestieri, tutte le arti,  e tutte le regioni italiane “da Trieste in giù”….ma anche non troppo giù!
Per questo taccio!
Ma taccio, anche, perchè se potessi parlare dovrei indignarmi  per il silenzio che ha fatto seguito alle dimissioni, dalla politica, di Romano Prodi. Non dico  di innalzare peana per ricordarlo, non dico di dichiarare lutto nazionale, ma almeno  uno “special” televisivo sul suo operato di statista…..forse Prodi  se lo sarebbe meritato.
Mi suggeriscono di non insistere sulla “nostalghia” prodiana…….in fondo, in fondo…….la sua sola presenza, evocando l’esperieenza dell’Unione, contraddiceva di fatto, il progetto politico del nuovo partito.
Infine , anche se non posso fare a meno di ricordare che Prodi, fra le tante cose giuste che ha fatto, è riuscito, anche, a sconfiggere per due volte Berlusconi….. continuo a tacere.
Tuttavia non mi è dato di continuare a sospendere il giudizio di fronte alle gravi scelte economiche del PD, che si possono riassumere nella totale accondiscendenza alle regole del mercato, diventato, ormai, la misura di tutte le cose.
E’ uscito da poco un saggio( “Breve storia del futuro” di Jacques Attali, Fazi Editore ) che affronta i problemi del futuro del mondo, sottolineando i danni che produrrà, appunto , la pedissequa sottomissione alle regole del mercato. L’autore Jaques Attali, abbandonando le numerose teorie catastrofiste, in voga oggi, suggerisce degli antidoti importanti per frenare ed evitare il tracollo della società, della natura e del pianeta. Uno di questi è il controllo democratico del mercato, effettuato da tutti i cittadini del globo.E quando Attali dice tutti, intende proprio tutti!
Ma che,ti si stanno rizzando i capelli in testa ”qual istrice pungente” pensando alla difficile conciliazione dell”mperialismo statunitense, con il “sinistro” capitalismo cinese, e con tuttii diversi regimi teocratici o fondamentalisti sparsi sulla terra, sperando che la loro interazione produca l’agognata democrazia?!
Ti vedo sorridere sarcasticamente pensando alla utopistica armonizzazione  di situazioni politiche, popoli, e culture tanto diverse, evitando l’omologazione!
A me, per cadere nel più nero scetticismo, basta solo, pensare al XIII municipio, o, tanto per rimanere sul tema de “La conquista del Nordest” , alla meschineria dei vicentini ( io li conosco perchè ho vissuto dieci anni nella, per altro, bellissima Vicenza palladiana……quanti ricordi! ) di  cui ti voglio raccontare un razzistico aneddoto.
Si dice che una volta un vicentino trovò una lampada magica. Da questa lampada uscì un genio che gli disse: “Esprimi un desiderio ! Io lo esaudirò e inoltre ne esaudirò due al tuo vicino di casa!”
Il vicentino pensò un poco, poi assertivamente rispose:”Bon, cavame un ocio”
Va bene, così va il mondo, ma siccome non è il migliore dei mondi possibile, ed io penso ancora che ce ne possano essere altri, ti consiglio di leggere il testo di Attali e, magari, farne oggetto di una discussione allargata e…….democratica! Lo scetticismo si deve fuggire!
Baci Rosa

Le frappe: una risposta politica a domande astratte?

Cara Rosa 

Non credo che Veltroni sia partito da Marx nel formulare la sua invocazione “imprenditori e lavoratori insieme “ Secondo me è solo un appello all’unità del paese per affrontare il futuro difficile che ci aspetta. Si tratta di una ragionevole invocazione che d’altronde è immersa nella concretezza delle proposte di governo veltroniane : fra le quali peraltro c’è l’idea condivisibile (e condivisa, mi pare di capire, dalla confindustria e da Berlusconi) di trattare il salario come una variabile indipendente . Per quello che riguarda la crescita unita alla giustizia sociale, sono d’accordo con te: la qualità della crescità è garantita dalla bontà dei 12 punti veltroniani.Meno tasse e più salario sembra proprio una scelta obbligata anche a fronte degli ultimi dati ISTAT che ci avvisano dell’aumento di pane e pasta e della corrosione del potere d’acquisto dei salari. Saranno probabilmente questi gli argomenti forti della prossima campagna elettorale malgrado la crociata del neo- talebano Ferrara.Posso microtestimoniarlo. Giorni fa mentre arringavo i colleghi docenti sulla laicità dello stato, una collega è intervenuta denunciando lo scandaloso aumento che questo febbraio hanno avuto le frappe. L’argomento è risultato travolgente. Malgrado il crudo realismo della situazione anche io ho un puntum dolens rispetto al PD e credo che sia condiviso da molti. Non è l’essere più o meno di sinistra che mi preoccupa. Oggi si può essere di sinistra ed essere reazionarii. Pensa alla contestazione di sinistra contro gli scrittori israeliani alla fiera del libro di Torino.Mi preoccupa la presenza della componente clericale nel PD. Sento che da lì può nascere resistenza alla laicità e alle riforme. Pensa ai clericali spagnoli silenti per anni durante il franchismo ed oggi apertamente schierati contro Zapatero. Non ti sembra un tema da approfondire quello della religione in tempi di fondamentalismi e di ingerenze?

Siamo d’accordo…

ele08.jpgMio caro Roberto,siamo d’accordo, siamo entrati nel PD, lo appoggeremo nella prossima campagna elettorale, senza creare frazioni, contrapposizioni e, senza rimpianti, anche perchè non ci piacerebbe essere trasformati in una statue di sale, come purtroppo sta accadendo a molti della sinistra , cosidetta, “radicale”!Abbiamo un programma dignitoso che abbraccia tutte le cose che gli italiani si aspettano: meno tasse, più lavoro per i giovani, lotta alla precarietà, misure più severe per la sicurezza, riforma della giustizia ( come dimostra l’apparentamento con Di Pietro), modernizzazione etc.. etc..etc… Non c’è che dire: poco abbiamo lasciato alla destra!Manca la laicità, voi mi direte? Non è vero! La laicità è presupposto, “conditio sine qua non” per la fondazione di un partito democratico. Se lo abbiamo fondato e lo stiamo costruendo, vuol dire che consideriamo la laicità l’ essenza ontologica  che guiderà il nostro partito nelle  scelte  presenti e future, senza violente e pacchiane( così definisco le posizioni di Ferrara) strumentalizzazioni elettoralistiche.( Non siamo ironici, sinceramente ce lo auguriamo!)Stiamo riuscendo,anche in assenza di una riforma elettorale,  a semplificare il sistema elettorale,  guidando la politica verso una maggiore chiarezza di contenuti  e, forse, verso una sua moralizzazione. (Forse?)Tuttavia,  anche se pacatamente soddisfatti, non riusciamo a non pensare e a non porci degli inquietanti interrogativi che si possono riassumere nei seguenti :1) Con quali scelte di fondo si affronteranno i problemi?2) Con quali mezzi , e prendendoli da dove,si potranno risolvere?3) Con quale riforma dell’economia si potrà attuare la giustizia sociale?Molto più semplicemente: “Come si potrà fare per aiutare contemporaneamente i ricchi e ipoveri? Come si concilieranno le esigenze della produzione con quelle dell’ambiente? Come si quieteranno le contraddizioni fra i sessi? Come si potranno pacificare le grandi contese mondiali?Veltroni non accetta i vecchi schemi marxisti che riporterebbero le dette contrapposizioni a quella fondamentale fra capitale e lavoro risolvendola, poi,  attraverso la lotta di classe. Non è il primo, non è il solo….potrebbe anche avere ragione….Ma come armonizzare i contrari della società, che, nel caso dell’Italia, dove una vera rivoluzione borghese non è mai stata fatta, si moltiplicano a dismisura e scorrono nei mille rivoli delle corporazioni, dei privilegi acquisiti, delle franchigie territoriali, del clientelismo di stampo feudale e… via di seguito?”L’armonia dei contrari” visione affascinante della realtà, se perseguita filosoficamente, potrebbe non funzionare così bene nel sociale, sopratutto perchè non si capisce come possa miracolosamente realizzarsi.E’ lecito, quindi, pensare che l’ unico rimedio chiaro, cui Veltroni fa riferimento per risolvere i problemi del paese, sia l’aumento della produttività economica.Non è poco, è certo necessario, ma diventa un’ipoteca che potrebbe condizionare la giustizia sociale. E’ di Veltroni la frase:” Non esiste giustizia sociale, senza sviluppo economico” Si tratta di  un’equazione-sloogan che, non solo pone sullo steso piano interattivo elementi qualitativamente così diversi come profitto, da una parte, e uomo, dall’altra, ma nello stesso tempo,sottopone gli interessi dell’uomo a quelli del capitale con conseguenti ricadute in altri campi come cultura, costume, sanità scuola ed ambiente.Il solito capitalismo! Quualcuno ha parlato della vecchia politica dei redditi, di neo o vetero capitalismo…Noi speriamo che si tratti di una cura sintomatica a cui bisognerà affiancarne al più presto una più efficace che curi le cause profonde dei mali e guarisca, insieme al malato, la medicina.E nel cercare le cause profonde dei problemi, noi che siamo entrati  in questo partito, che lo difenderemo e  lo appoggeremo  nella prossima campagna elettorale, vogliamo battere altre strade, trovare soluzioni nuove, anche  alternative al comunismo!Ma non barattiamo per nuovo il vecchio, anzi vecchissimo capitalismo, nemmeno se imbellettato di modernità!Per concludere ci chiediamo se in questo partito:1) E’ ancora aperto il dibattito su questi argomenti?2) C’è ancora spazio per gente come noi?3) Possono allignare sogno e speranza?Con affettoRosa Cavadi

Morale e politica

Caro Roberto,

Tu dici declino… e io ti rispondo che non esiste termine migliore per definire lo stato di crisi della situazione politica, sociale, economica e, sicuramente, morale del nostro paese e, forse, anche del paese- mondo.
La parola è, anche, perfetta per stigmatizzare la condizione di “noi ragazzi di cinquant’anni” che non ci riconosciamo più nei nostri volti, nei nostri corpi, purtroppo, nemmeno in certi nostri pensieri e, a volte, ci chiediamo perché siamo così diversi da come ancora ci immaginiamo, perché siamo noi e, nello stesso tempo, altri, dato che i nostri connotati esterni non corrispondono più a quelli interni.
Come se il tempo fosse una variabile impazzita, separato dal nostro essere, che non abbiamo mai interiorizzato e di cui non accettiamo lo scorrere ,perché non l’abbiamo mai avvertito!?
Nel suo significato di divenire eterno, nel declino, per un attimo coincidono perfettamente ontogenesi e filogenesi… il declivio è lieve, ma poi è il precipizio… e noi da decadenti consumati
contempliamo le forme che si sgretolano con cupo barocco stupore e brividi di compiacimento estatico!
Tu dici declino… e ti rispondo che lo sto vivendo nella sua forma più evidente, quella della materialità fisica della malattia… e per viverlo meglio ho deciso di fermare il mio caos , circondandolo di tanta mera calma.
Diverso è il discorso sull’analisi politica.
Posso accettare la decisione di Veltroni di correre da solo, se si tratta di una strategia alla Benigni, come nel film”Berlinguer ti voglio bene”.
Ricordi come Benigni spiegava ai compagni il “compromesso storico”? Ricordi quando diceva che Berlinguer, dopo aver contenuto le pulsioni rivoluzionarie, ma scomposte della base, arrivato il momento opportuno, sarebbe apparso alla televisione dicendo:”Via” per indicare l’inizio di un grande cambiamento socialista e democratico della società?
Se quel “Via”, che non è mai stato detto da nessuno arrivasse adesso…, anche nelle forme non ideologiche, ma sicure della democrazia sostanziale, ci potrei stare…. nzi ci starò sicuramente!
Previa, naturalmente (dopo la riforma elettorale, e tutte le altre riforme istituzionali che richiedano la partecipazione di maggioranza ed opposizione) della fine dell’idillio con Berlusconi!
Quello che , però, non mi sento di condividere con te è il fatto di considerare la morale un assoluto da cui far discendere tutte le riforme per costruire una società migliore!
Non che non ci sia bisogno di una rivoluzione etica… tutt’altro! Solo che la morale è sottoposta a tutte le sollecitazioni, le scosse, le vibrazioni del resto della società: quelle politiche, quelle economiche, quelle religiose… tutte strutture o infrastrutture che interagiscono condizionandosi vicendevolmente.
Come partire dalla morale? I grandi filosofi se lo sono sempre augurato; ma né Seneca né Cicerone, né Croce sono riusciti mai a fermare le crisi delle loro società le cui radici affondavano in un groviglio di problemi difficili da districare, solo con la morale… anche perché quella morale era la summa e il risultato della complessità dei detti problemi sociali
Tanto per fare un esempio, considerare il fascismo una malattia morale della società, senza valutarne le cause economiche, sociali ed anche religiose, ha rallentato la sua fine.
C’è poi il problema del buonismo sempre in agguato dietro la morale dell’accettazione di tutto in nome del bene e del perdono!
Proprio per questo noi preferivamo mettere al primo posto la politica! La politica aveva la prerogativa di sintetizzare tutti i problemi diventando grimaldello e volano dello sviluppo sociale! La politica era tutto ed io non mi vergogno di dire che l’ho considerata un mito! Purtroppo oggi non è più così, ed urgente diventa l’estirpazione della corruzione, del nepotismo e di tutto il male che la pervade. Anche per permettere alle sue parti sane di emergere.
Ma con quale morale moralizzeremo la politica?
Lo faremo con la morale giustizialista del popolo, con quella confessionale della chiesa, o con quella utilitaristica dell’economia?
Esiste “in natura” una morale autonoma, autosufficiente e, veramente libera?

Rosa Cavadi

I duellanti

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Ha ragione Claudia, quando esalta l’impegno, la trasparenza ed il forte spirito di servizio della vecchia sezione di Casalpalocco.
Onore alla preclara sezione, onore alla sontuosa signora che l’ ha sempre prestigiosamente rappresentata!
A loro rimarrà sempre legata una parte importante della nostra vita.
Hanno ragione i compagni che vorrebbero rilanciare la gloriosa militanza de “la sezione che non c’è” trasformando lo zelo antico in linfa propulsiva del partito nuovo.
Anche loro meritano riconoscimento, rispetto ed ascolto.
Ma come trainare quella gloriosa ed originale esperienza dentro gli alvei ristretti dei nuovi circoli del PD, di cui conosciamo solo gli asfittici regolamenti, la tendenza a spartire piccole aliquote di potere, come fossero corti di “clientes”?
Il rischio è di girare a vuoto, perdendosi nei farraginosi tecnicismi di una pseudodemocrazia, mentre si sa già che questi futuri circoli saranno organismi di insediamento politico che, una volta insediato il politico nella propria sedia, ( scusate il bisticcio, ma a volte la retorica serve a farsi capire ) si riuniranno per fini elettoralistici, quando bisognerà reclutare galoppini per raccogliere fondi, voti. sponsor…..
Come salvare allora tutta l’energia, la passione,la voglia di operare in difesa della giustizia e della libertà, che non sono ancora morte fra noi , prova ne sia la grande partecipazione all’assemlea di Domenica, durante la quale la voglia di politica che negli ultimi tempi sembrava evaporata si è solidificata ed incarnata in visi sorridenti o “incazzati”, sereni o turbolenti, arguti o solo bonaccioni, ma tutti sinceramente dialoganti?
La risposta per me, in questo momento non può essere l’ adesione ai detti circoli, anche perchè non è ancora chiara la loro essenza.
1)Che potere avranno;
2) Come interagiranno con i vertici del partito.( Potranno dei capannoni comunicare con un loft?)
3) Potranno in mancanza di una linea politica definita, che sembra non arrivi mai, formulare proposte politiche?
Meglio allora associarsi in una organizzazione culturale che, anche se non avrà potere politico da spendere nell’immediato,( voglio vedere quanto ne avranno i circoli!) almeno avrà l’autorevolezza della purezza, del disinteresse, dell’utopia e di un pizzico di follia per creare soluzioni meno transeunti e più ideali per il futuro.
Ci sono dei compagni che insistono sull’ importanza della partecipazione a questa fase costruens del partito.
Bene sono d’accordo”
Ma allora perchè chiudere e limitare la discussione dentro l’ambito di un circolo?
Se non sappiamo cosa sia un circolo , e non lo sappiamo perchè lo stiamo costruendo, perchè dovremmo condividere la limitazione e la chiusura del suo spazio territoriale, morale, culturale e politico?
Da questa contraddizione non riesco, ancora, ad uscire.
Mi inquieta anche la paura che questo partito, proprio perchè non capace di fare scelte ideologiche precise si stia avviando, esso stesso, verso una forma di partito del leader con i precisi obiettivi di vincere le elezioni e governare a qualunque costo e, forse, con qualunque alleato.
Mi dicono, ma bisognerà rispettare un programma……non si potranno fare alleanze con forze che non rispettino questo programma……è giusto!
Tuttavia io mi chiedo:”Ma poi cosa è un programma?
Cosa è un programma senza una profonda analisi delle cause dei problemi, senza un progetto generale che si riprometta di eliminare “ab imis”le cause dei problemi,
senza la capacità di inserire nel tempo una riforma della società, inglobando il passato, ma dimenticandolo nel momento dell’azione proiettata nel futuro?
Per fare veri programmi si dovranno operare scelte di campo più profonde , più durature, più drastiche……lasciando l’ecumenismo ai preti…. che, per altro, a volte, lo strumentalizzano!
Mi preoccupa pure un’altra cosa: la esagerata enfasi sulla riforma elettorale, come se essa potesse rappresentare la panacea per tutti i mali del paese!
D’accordo sul fatto che sia “conditio sine qua non” per una futura stabilità di governo .Ma la riforma è uno strumento, solo uno strumento. Le cose importanti da fare verranno dopo. Non dimentichiamocene!
E non dimentichiamoci di non appoggiare un progetto di riforma che permetta l’affermazione di due personalità politiche e di due partiti contrapposti, ma complementari gli uni agli altri, fino ad avvicinarsi e, chissà, forse confondersi?
I duellanti, figure romantiche care alla letteratura, si scontrano ed interagiscono nella continua ricerca del se nell’antagonista, in un gioco psicologico di grande suggestione estetica.
Ma in politica i duellanti sono una regressione involutiva verso forme di governo primitive, basate sul culto della personalità e molto lontane dalla democrazia.
Due campioni due entità, due forze: sullo sfondo l’orribile presagio di una diarchia.
Rosa

Dramma della gelosia

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Ricordi Roberto come abbiamo sorriso vedendo il film di Ettore Scola : “Dramma della gelosia” in cui i due protagonisti , il muratore Marcello Mastroianni, ed il pizzaiolo Giancarlo Giannini, affliti da patemi d’ animo si rivolgevano alla sezione del PCI del loro paese per avere lumi che li aiutassero ad affrontare i loro problemi personali?
Innamorati tutti e due della stessa donna, i nostri eroi per non cadere nelle logiche borghesi , avrebbero voluto intraprendere un rapporto “a troi”, ma, non riuscendo a superare i morsi della gelosia che stringevano i loro cuori con fredda mano, avevano deciso di chiedere consiglio ad una autorità da loro riconosciuta superiore, consapevole e, quindi, anche esperta in materia: la sezione del PCI.
Ricordi quanto abbiamo sorriso della sicura fiducia riposta nel partito e nelle sezioni da parte di quei due ingenui ed
appassionati compagni?
Il film, tuttavia, pur nell’esagerazione grottesca di un genere che negli anni settanta ha avuto tanta fortuna ed è stato, in seguito, portato alle estreme conseguenze dalla Wertmuler ( si scriverà così?), evidenziava la grande importanza socio-culturale ed etica delle sezioni del PCI, presentate come organizzazioni capaci di rispondere a tutte le istanze del popolo, anche alle più intime ed inquietanti.
“O la bontà dei comunisti antichi”… erano poveri, erano discriminati, a volte “mangiavano i bambini”, ma coltivavano un sogno stupendo nei loro cuori: quello di una società, non solo giusta , ma anche felice…
Era un’utopia? Va bene d’ accordo, ma da cosa è stata sostituita?
Era una delega del privato al politico? E’ vero, ma era una delega per la felicità….una felicità non consumabile, come tutte le cose veramente desiderabili… forse solo un pò troppo romantica…
Ma torniamo alle sezioni.
Col tempo le gloriose sezioni sono state abbandonate, perchè la politica si è lentemente distaccata dalla gente…..è diventata autoreferenziale e, come tutti i sistemi chiusi, esposta alla corruzione… ma anche perchè le televisioni hanno riempito tutti gli spazi liberi dei lavoratori, togliendo loro il tempo di fare altro.
E ,”la seconda che ho detto” non è meno importante della prima per spiegare le cause dell’allontanamento del popolo dalla politica!
La televisione, ed oggi anche il computer, non si sono limitate a riempire tutti i momenti vuoti della vita dell’uomo, hanno assunto anche il valore aggiunto di riuscire a rispondere a tutte le sue domande, appagandolo in tutto.
C’è stato e c’è, tuttavia, un problema.
Le richieste, le domande, le istanze a cui rispondono i media sono indotte dai media stessi, che diventano grandi fratelli affettuosi capaci di erogare una felicità infinita….
Peccato che i connotati di questa felicità siano decisi dall’alto e si realizzino, attraverso il rullo compressore del consumismo pubblicitario….
Tu mi dirai che sempre di felicità si tratta… è la felicità dell’immediato appagamento che spegne e si butta all’indietro l’immaginazione e cancella il tempo, contro la felicità che sposta in avanti la realizzazione dei sogni e crea nell’uomo una tansione continua, proiettandolo nel futuro
del desiderio…
Si tratta di capire quale felicità preferiamo!
Non so se questo discorso può rientrare nella politica della modernità, del prgmatismo,del decisionismo dei nuovi partiti del terzo millennio……..ma prima o poi bisognerà parlarne!
Come bisognerà, pure, ritornando con i piedi a terra, avere risposte chiare sulle seguenti questioni:
1)Che potere avrà la base nel nuovo partito?
2 ) Come comunicherà detta base con il vertice?
3) Ma sopratutto: “IL PD che colore e che direzione politica assumerà per risolvere i problemi dell’ Italia?
I delegati da noi eletti parlano di qudranti, di case della democrazia, di coordinamenti… parlano e non parlano, come se esistessero due verità : una per gli “aristoi” ed un’altra per la plebe…
Certo è possibile che i delegati non sappiano e che tutto sia ancora nella mente di Dio…
Ma allora durante le feste annunciate per raccogliere fondi , per fare tessere e acquistare consenso, che argomonto potremo portare:” l’eterogenesi dei fini”?
Avrei piacere che i compagni leggessero questo scritto per discuterne insieme.
Rosa

… mi si nota di più se non intervengo o se intervengo?

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Cara Rosa
Seppur convinto che al morettiano quesito: “mi si nota di più se non intervengo o se intervengo?”, la risposta migliore sia tacere, ti risponderò.
Ti risponderò perché sono lusingato di essere il tuo interlocutore e perché voglio aggiungere i miei dubbi al diffuso grigiore dell’incertezza che è scomparso davanti al corrusco sfarfallio decisionista ( come tu dici parlando dell’ultimo veltroniano PD).
Non mi stupirei se ci trovassimo davanti all’eterogenesi dei fini anche in questo frangente . Dice Vico che anticipa la teoria dell’eterogenesi :”..ma egli è questo mondo, senza dubbio, uscito da una mente spesso diversa ed alle volte tutta contraria e superiore ad essi fini particolari ch’essi uomini si avevan proposti…”
Insomma, la storia realizza fini che non sono quelli che individui e masse si propongono. Questo dimostrano gli accadimenti del passato, “ma anche” la nascita del PD ? Come vedi c’è il punto interrogativo insieme all’inevitabile battuta sul maanchismo.
La domanda, espressa, più chiaramente, è “Riuscirà il PD a rinnovare la politica, suo obiettivo/funzione nazionale e non solo, oppure contaminato da quell’orrida megera che è la politica italiana invecchierà rapidamente?”
Le idee di partito nuovo che milioni di cittadini hanno voluto sostenere partecipando alle primarie si stanno realizzando con il PD ?
Non credo sia possibile una risposta definitiva oggi. In questi nostri tempi tutto è più veloce, siamo tutti più impazienti e l’impazienza genera spesso delusione. Dobbiamo resistere alla corrosione della nostra pazienza “ma anche” (rieccolo il manchismo veltroniano) non smettere di pensare.
Ora tu potresti obiettare: ma quale eterogenesi? Veltroni mica è la storia !
Ed io ribatterei che Veltroni è il segretario del PD ma è anche (rieccolo) la Storia o uno strumento di essa.
Ecco il mio primo dubbio: la democrazia è compatibile con l’eterogenesi dei fini? Le aspettative di partecipazione e di un sistema partito meno autoreferenziale ed in grado di rappresentare meglio gli elettori possono essere tradite da un decisionismo che ad esempio ci fa ritrovare da sostenitori del maggioritario a sostenitori del proporzionale?
D’altra parte il maggioritario necessita di leader decisionisti? Ma leader e partito orizzontale e/o a rete possono convivere?
Come vedi piovono punti interrogativi. Non è male se pensiamo alla fertilità del dubbio ed al bisogno di fertilità che ha l’arida politica attuale.
Insomma la mia tesi è che la politica è cambiata strutturalmente, si sono estinte le fondamentali e comuni basi sociali e culturali su cui era costruita la politica del 900. Ogni nuovo soggetto politico nasce senza bussola identitaria, senza riferimenti culturali. Il PD, in particolare nasce non da un movimento popolare, non come espressione di lotte sociali; è costruito solo per vincere le elezioni Una costruzione astratta che non balza fuori dal corpo sociale . D’altronde tutti i partiti italiani attuali fanno riferimento a sentimenti come la nostalgia o ad un futuro indefinito e virtuale.
Idee vuote ed inutili in politica che sono residui o tentativi di far sopravvivere le ideologie cemento d’annata per i partiti del 900. la realtà della politica oggi è ridotta alla pura amministrazione, al buon governo ricco di efficienza e professionalità. Nessuno pensa alla politica strumento per costruire un mondo nuovo o il regno di Dio in terra.
Ed allora????

Continuo alla prossima…..ma intanto leggiti qualche cosa di Zizek, attuale pensatore marxista, nato in Slovenia, terra vicina alla residenza attuale del nostro grande e di lontananza pesante per noi romani, editore.

Tutta una questione di interpretazioni…

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Caro Roberto,
Non capisco a cosa alludi quando mi dici che dovrei meglio interpretare……….su Veltroni, come te del resto, ho da molto sospeso il giuduzio, perchè quello che trapela è oscuro, quello che si capisce è sgradevole e quello che sarà rimane ammantato da una coltre di ineluttabilità scoraggiante!
Avverto un forte distacco fra il grigiore dell’incertezza che rischia di sprofondare la base nel pantano e il corrusco sfarfallio decisionista del vertice.
Dopo una stagione di fervente partecipazione politica in cui ognuno di noi , (di quelli che hanno creduto alla formazione di un partito democratico davvero) ha dato il meglio di sè, sento di non servire più a niente, di non essere più importante, di essere esclusa dalle stanze, o pardon dal loft dove le cose discusse sono sempre più alte, nobili e “secrete”.
Ma non dovevamo costruire un partito che accorciasse le distanze fra militanti ed organi decisionali?
Non dovevamo allargare la partecipazione dei cittadini al dibattito, alle proposte, alle critiche costruttive per arrivare alle conclusioni politiche in modo più democratico?
Non dovevamo decidere tutti insieme sulla nuova forma che avrebbe assunto il nuovo partito?
Mi dicono che abbiamo votato e, quindi, delegato!
Be, per me avere interpretato il voto come delega in bianco è sbagliato! Perchè, molti di noi, già in questo voto avevano individuato una nuova forma di democrazia capace di durare, all’indomani del voto stesso, attraverso la creazione di canali di comunicazione atti ad alimentare, con stimoli continui, quella miracolosa partecipazione delle primarie.
Ma forse come temevamo noi che abbiamo fino alla fine cercato di evitare che la consultazione popolare si trasformasse in plebiscito ( cosa che nei fatti è avvenuto ), molti altri compagni hanno interpretato quel voto come “fuga dalla libertà” e delega totale al capo, che, investito di tale autorità, si è sentito legittimato ad usarla come meglio ha creduto!
I capi illuminati possono fare tante cose belle, lo so, e non posso non accogliere con gioia la nomina di tante donne nell’esecutivo del partito nuovo.
Più di una volta ho sottolineato l’importanza della presenza fisica delle donne nella vita politica per avviare un processo veramente nuovo e democratico……
Peccato che la storia ci insegni che le riforme concesse dall’alto non siano vere riforme, perchè possono essere ritirate in qualunque momento da chi le ha elargite.
Il dispotismo illuminato, quel fenomeno riformistico attuato dai molti monarchi assoluti europei, nel corso del Settecento, per evitare che il popolo oppresso facesse la rivoluzione, è stato spazzato via, prima da Napoleone e, poi, dalla Restaurazione!
Non c’è niente da fare! La democrazia elargita dall’alto, ammesso che sia democratico quello che sta facendo Veltroni, non è vera democrazia …e un partito damocratico deciso da una, pur fidata ed illuminata oligarchia, non è veramente democratico se non è chiaramente e sicuramente voluto dalla base di chi dovrà sostenerlo, votarlo ed impegnarsi per la sua futura affermazione.
Non c’è niente da fare, se il partito democratico non sarà democratico….. non sarà!
Caro Roberto, accetto le tue perplessità…e ti aspetto.
Se mi lasci, però, troppo a lungo sola, le mie riflessioni potrebbero diventare elucubrazioni……
Perchè vedi Roberto, tu sei il mio avventuriero, quello che mi permette di essere avventurosa, attraverso la sua conoscenza dell’ avventura.
Ma per capire il senso di questa mio ultimo pensiero dovresti vedere il film:”Elizabeth-The golden age”, intanto se puoi trovarmi un intrlocutore che condivida o abbia voglia di contrastare il mio pensiero: fallo!
Oltre che mio avventuriero, sei mio consulente,mio manager, mio editore……ma sopratutto mio amico!
Baci Rosa

Caro Roberto, dove sei finito? (ovvero dei punti di riferimento)

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Caro Roberto, dove sei finito?
Questo fine settimana ti ho cercato inutilmente e mi sono detta: “vuoi vedere che la storia dei punti di riferimento perduti è solo un modo per rassegnare le dimissioni dagli incarichi e dalle responsabilità che fanno di noi punti di riferimento per gli altri?
Vuoi vedere che ci siamo sciolti prima che qualcuno ci sciogliesse….così “piano, piano, come piace a noi”, senza quasi accorgercene?”
Perchè io non credo che le intemperanze o gli errori politici di alcuni di noi, possano diventare motivo di rottura fra amici che continuano a fare politica anche, o, meglio, proprio nella sezione che non c’è!
Ci siamo presi una pausa di riflessione? Be, tutti sappiamo che nel linguaggio sentimentale la pausa di riflessione è l’ anticamera della separazione…..
Stiamo aspettando qualcosa…..ma cosa?
Stiamo aspettando la rinascita o l’apocalisse?
Sia l’una che l’altra ripetute, annunciate, promesse, strumentalizzate, anche, stanno perdendo valore… e la gente si sta dimenticando di quel momento di orgoglio e di denunzia che l’ha spinta a votare per formare un partito nuovo, rifluendo in un “privato particulare” piccolo piccolo rissoso, qualunquista e…razzista!
Dobbiamo fidarci dei costituenti……li abbiamo votati……ci dicono che stanno tessendo tele di magnifico broccato con abnegazione e spirito di servizio “ad acta”.
Io spero che mi piaccia il colore di queste tele….perchè i rutilanti eventi attesi, possono nascondere ombrose escatologie e come diceva Troisi:”Amo il nuovo, ma mi piacerebbe di più se per arrivarci non dovesse finire il vecchio…perchè io proprio la parola fine non la tollero!”
Con osservanza
Rosa

Ricostituenti…

Caro Roberto,
che bel ricostituente è stato, per la sinistra e per il governo, il voto di Domenica… .e che bella soddisfazione quei tre milioni di voti da sbattere in faccia alla destra nostrana, ormai solo intenta a demolire il paese con pervicace arroganza… è stato bello, non c’è che dire!
Tuttavia , siccome siamo esseri pensanti, e di sinistra, non possiamo rinunciare all’antica, vieta, ma cara abitudine dell’analisi che, magari smorzerà un pò i nostri entusiasmi, ma ci permetterà, in seguito, di effettuare sintesi più costruttive.
Innanzitutto dobbiamo prendere atto del fatto che non siamo riusciti ad evitare il plebiscito, perchè Veltroni, “il nostro segretario” è stato eletto con una maggioranza così, il 75%, da fare pensare più all’ acclamazione di un capo, alla incoronazione di un principe che non ad un normale segretario di un partito!
Ciò conferisce a Veltroni un potere grandissimo che lo carica di responsabilità, gli conferisce gran libertà di azione, ma lo costringe ad interpretare correttamente la complessa natura del voto popolare , previa lo spreco di una occasione così importante!
Il voto di Domenica risponde a varie istanze, che solo facendo una operazione di sintesi, grossolana e superficiale può essere definito soltanto ottimistica richiesta di partecipazione alla politica
Di primo acchitto potremme riassumere le istanze principali che hanno spinto il popolo italiano a votare così numerosi in tre:
1) Un forte bisogno di innovazione e cambiamento indistinti, che dopo aver trovato sfogo nell’antipolitica per una strana legge di contrappasso si è trasformato in una forte richiesta di politica.I sondaggi incrociati dicono che questa componente potrebbe rappresentare il 20% dei voti complessivi ottenuti alle primarie. Ilvo Diamanti ha definito questo fenomeno come l’ “iperpolitica” seguita all’ “antipolitica”
2) Il bisogno di delegare ad un capo carismatico la soluzione di tutti i problemi, che la politica attuale non sa più nemmeno affrontare, conferendogli poteri e fiducia sconfinati.
Questo fenomeno sempre presente nella storia, nei momenti di crisi, che è stato fra l’altro definito da E.Fromm “Fuga dalla libertà”,si connette al primo e può essere considerato uno sviluppo quasi naturale del clima di antipolitica diffuso dal “vaffa…”
3) La grande richiesta di democrazia da parte di tutti quegli elettori che nel PD hanno visto un’occasione, non solo di cambiamento, non solo di ribellione, ma anche di grande trasformazione democratica della politica e della società.
Le dette istanze, pur nella loro varietà contengono tutte una comune richiesta di cambiamento alla quale Veltroni e Prodi, parimenti destinatari del voto come suocera e nuora perfettamente pacificate per il bene comune del figlio edel marito, dovranno dare risposte chiare, efficaci e, possibilmente, politiche.
Io credo che tarando le velocità reciprche, Prodi accelerando, e Veltroni frenando qualcosa di buono ce lo potremo aspettare….
Il rischio vero è che la risposta politica si fermi alla forma esteriore dei problemi, che rimanga alla superficie, o peggio, molto all’italiana “che si cambi tutto perchè tutto rimanga come era prima”
L’abolizione di una delle camere, la diminuizione del numero dei ministri, la costituzione di un partito agile e moderno sono cose utili che si possono fare subito… ma se non cambia il rapporto fra politica e cittadini, se non vengono spezzati i legami fra le varie caste della società che rafforzano la casta politica, se, soprattutto non si riempie di democrazia il nuovo partito, negli obiettivi, nei contenuti e negli strumenti, non so cosa ce ne faremo di un partito moderno e di una manciata di ministri in meno.
La gente non arriva alla fine del mese, non può programmare il futuro per i figli, non respira nelle grandi città per l’inquinamento… costituire un partito democratico significa rispondere a questi problemi”
Ma per fare tutte queste cose Veltroni, “il nostro segretario” dovrà chiarire quale sarà la linea politica del suo partito…”pardon” del partito nuovo, dovrà scegliere una direzione precisa… il maanchismo ci fa sorridere, ma gli italiani hanno bisogno anche di mangiare,di una casa, di avere assicurata la pensione… e se si accorgeranno che il maanchismo è una truffa , bella per carità,capace di farci sognare e sperare, ma niente altro, si allontaneranno dalla politica , e, questa volta, per sempre!
Qualcuno godrà del futuro qualunquismo possibile?
Certamente non i compagni!
Rosa

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