Morale e politica

Caro Roberto,

Tu dici declino… e io ti rispondo che non esiste termine migliore per definire lo stato di crisi della situazione politica, sociale, economica e, sicuramente, morale del nostro paese e, forse, anche del paese- mondo.
La parola è, anche, perfetta per stigmatizzare la condizione di “noi ragazzi di cinquant’anni” che non ci riconosciamo più nei nostri volti, nei nostri corpi, purtroppo, nemmeno in certi nostri pensieri e, a volte, ci chiediamo perché siamo così diversi da come ancora ci immaginiamo, perché siamo noi e, nello stesso tempo, altri, dato che i nostri connotati esterni non corrispondono più a quelli interni.
Come se il tempo fosse una variabile impazzita, separato dal nostro essere, che non abbiamo mai interiorizzato e di cui non accettiamo lo scorrere ,perché non l’abbiamo mai avvertito!?
Nel suo significato di divenire eterno, nel declino, per un attimo coincidono perfettamente ontogenesi e filogenesi… il declivio è lieve, ma poi è il precipizio… e noi da decadenti consumati
contempliamo le forme che si sgretolano con cupo barocco stupore e brividi di compiacimento estatico!
Tu dici declino… e ti rispondo che lo sto vivendo nella sua forma più evidente, quella della materialità fisica della malattia… e per viverlo meglio ho deciso di fermare il mio caos , circondandolo di tanta mera calma.
Diverso è il discorso sull’analisi politica.
Posso accettare la decisione di Veltroni di correre da solo, se si tratta di una strategia alla Benigni, come nel film”Berlinguer ti voglio bene”.
Ricordi come Benigni spiegava ai compagni il “compromesso storico”? Ricordi quando diceva che Berlinguer, dopo aver contenuto le pulsioni rivoluzionarie, ma scomposte della base, arrivato il momento opportuno, sarebbe apparso alla televisione dicendo:”Via” per indicare l’inizio di un grande cambiamento socialista e democratico della società?
Se quel “Via”, che non è mai stato detto da nessuno arrivasse adesso…, anche nelle forme non ideologiche, ma sicure della democrazia sostanziale, ci potrei stare…. nzi ci starò sicuramente!
Previa, naturalmente (dopo la riforma elettorale, e tutte le altre riforme istituzionali che richiedano la partecipazione di maggioranza ed opposizione) della fine dell’idillio con Berlusconi!
Quello che , però, non mi sento di condividere con te è il fatto di considerare la morale un assoluto da cui far discendere tutte le riforme per costruire una società migliore!
Non che non ci sia bisogno di una rivoluzione etica… tutt’altro! Solo che la morale è sottoposta a tutte le sollecitazioni, le scosse, le vibrazioni del resto della società: quelle politiche, quelle economiche, quelle religiose… tutte strutture o infrastrutture che interagiscono condizionandosi vicendevolmente.
Come partire dalla morale? I grandi filosofi se lo sono sempre augurato; ma né Seneca né Cicerone, né Croce sono riusciti mai a fermare le crisi delle loro società le cui radici affondavano in un groviglio di problemi difficili da districare, solo con la morale… anche perché quella morale era la summa e il risultato della complessità dei detti problemi sociali
Tanto per fare un esempio, considerare il fascismo una malattia morale della società, senza valutarne le cause economiche, sociali ed anche religiose, ha rallentato la sua fine.
C’è poi il problema del buonismo sempre in agguato dietro la morale dell’accettazione di tutto in nome del bene e del perdono!
Proprio per questo noi preferivamo mettere al primo posto la politica! La politica aveva la prerogativa di sintetizzare tutti i problemi diventando grimaldello e volano dello sviluppo sociale! La politica era tutto ed io non mi vergogno di dire che l’ho considerata un mito! Purtroppo oggi non è più così, ed urgente diventa l’estirpazione della corruzione, del nepotismo e di tutto il male che la pervade. Anche per permettere alle sue parti sane di emergere.
Ma con quale morale moralizzeremo la politica?
Lo faremo con la morale giustizialista del popolo, con quella confessionale della chiesa, o con quella utilitaristica dell’economia?
Esiste “in natura” una morale autonoma, autosufficiente e, veramente libera?

Rosa Cavadi

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