Archivio per febbraio 2008

Il Partito Comunista Italiano

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Lunedì 3 marzo 2008 ore 17.30
circolo del Partito Democratico di Ostia Lido (Roma), piazza della Stazione Vecchia 11.

Il Partito Comunista Italiano: Dallo stalinismo al costituzionalismo / Dalla guerra di liberazione alle Repubblica / Dalle lotte operaie alle lotte per i diritti civili. Continua ciclo di conferenze sul pensiero politico e sulla storia della Sinistra europea con la partecipazione di Raffaele Catalano.

Le frappe: una risposta politica a domande astratte?

Cara Rosa 

Non credo che Veltroni sia partito da Marx nel formulare la sua invocazione “imprenditori e lavoratori insieme “ Secondo me è solo un appello all’unità del paese per affrontare il futuro difficile che ci aspetta. Si tratta di una ragionevole invocazione che d’altronde è immersa nella concretezza delle proposte di governo veltroniane : fra le quali peraltro c’è l’idea condivisibile (e condivisa, mi pare di capire, dalla confindustria e da Berlusconi) di trattare il salario come una variabile indipendente . Per quello che riguarda la crescita unita alla giustizia sociale, sono d’accordo con te: la qualità della crescità è garantita dalla bontà dei 12 punti veltroniani.Meno tasse e più salario sembra proprio una scelta obbligata anche a fronte degli ultimi dati ISTAT che ci avvisano dell’aumento di pane e pasta e della corrosione del potere d’acquisto dei salari. Saranno probabilmente questi gli argomenti forti della prossima campagna elettorale malgrado la crociata del neo- talebano Ferrara.Posso microtestimoniarlo. Giorni fa mentre arringavo i colleghi docenti sulla laicità dello stato, una collega è intervenuta denunciando lo scandaloso aumento che questo febbraio hanno avuto le frappe. L’argomento è risultato travolgente. Malgrado il crudo realismo della situazione anche io ho un puntum dolens rispetto al PD e credo che sia condiviso da molti. Non è l’essere più o meno di sinistra che mi preoccupa. Oggi si può essere di sinistra ed essere reazionarii. Pensa alla contestazione di sinistra contro gli scrittori israeliani alla fiera del libro di Torino.Mi preoccupa la presenza della componente clericale nel PD. Sento che da lì può nascere resistenza alla laicità e alle riforme. Pensa ai clericali spagnoli silenti per anni durante il franchismo ed oggi apertamente schierati contro Zapatero. Non ti sembra un tema da approfondire quello della religione in tempi di fondamentalismi e di ingerenze?

Popper e il Marxismo

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Lunedì 25 Febbraio ore 17.30
circolo del Partito Democratico di Ostia Lido (Roma), piazza della Stazione Vecchia 11.

Popper e il Marxismo, introduce Raffaele Catalano. L’incontro è il primo di un ciclo di tre conferenze sul pensiero politico e sulla storia della Sinistra europea.

Siamo d’accordo…

ele08.jpgMio caro Roberto,siamo d’accordo, siamo entrati nel PD, lo appoggeremo nella prossima campagna elettorale, senza creare frazioni, contrapposizioni e, senza rimpianti, anche perchè non ci piacerebbe essere trasformati in una statue di sale, come purtroppo sta accadendo a molti della sinistra , cosidetta, “radicale”!Abbiamo un programma dignitoso che abbraccia tutte le cose che gli italiani si aspettano: meno tasse, più lavoro per i giovani, lotta alla precarietà, misure più severe per la sicurezza, riforma della giustizia ( come dimostra l’apparentamento con Di Pietro), modernizzazione etc.. etc..etc… Non c’è che dire: poco abbiamo lasciato alla destra!Manca la laicità, voi mi direte? Non è vero! La laicità è presupposto, “conditio sine qua non” per la fondazione di un partito democratico. Se lo abbiamo fondato e lo stiamo costruendo, vuol dire che consideriamo la laicità l’ essenza ontologica  che guiderà il nostro partito nelle  scelte  presenti e future, senza violente e pacchiane( così definisco le posizioni di Ferrara) strumentalizzazioni elettoralistiche.( Non siamo ironici, sinceramente ce lo auguriamo!)Stiamo riuscendo,anche in assenza di una riforma elettorale,  a semplificare il sistema elettorale,  guidando la politica verso una maggiore chiarezza di contenuti  e, forse, verso una sua moralizzazione. (Forse?)Tuttavia,  anche se pacatamente soddisfatti, non riusciamo a non pensare e a non porci degli inquietanti interrogativi che si possono riassumere nei seguenti :1) Con quali scelte di fondo si affronteranno i problemi?2) Con quali mezzi , e prendendoli da dove,si potranno risolvere?3) Con quale riforma dell’economia si potrà attuare la giustizia sociale?Molto più semplicemente: “Come si potrà fare per aiutare contemporaneamente i ricchi e ipoveri? Come si concilieranno le esigenze della produzione con quelle dell’ambiente? Come si quieteranno le contraddizioni fra i sessi? Come si potranno pacificare le grandi contese mondiali?Veltroni non accetta i vecchi schemi marxisti che riporterebbero le dette contrapposizioni a quella fondamentale fra capitale e lavoro risolvendola, poi,  attraverso la lotta di classe. Non è il primo, non è il solo….potrebbe anche avere ragione….Ma come armonizzare i contrari della società, che, nel caso dell’Italia, dove una vera rivoluzione borghese non è mai stata fatta, si moltiplicano a dismisura e scorrono nei mille rivoli delle corporazioni, dei privilegi acquisiti, delle franchigie territoriali, del clientelismo di stampo feudale e… via di seguito?”L’armonia dei contrari” visione affascinante della realtà, se perseguita filosoficamente, potrebbe non funzionare così bene nel sociale, sopratutto perchè non si capisce come possa miracolosamente realizzarsi.E’ lecito, quindi, pensare che l’ unico rimedio chiaro, cui Veltroni fa riferimento per risolvere i problemi del paese, sia l’aumento della produttività economica.Non è poco, è certo necessario, ma diventa un’ipoteca che potrebbe condizionare la giustizia sociale. E’ di Veltroni la frase:” Non esiste giustizia sociale, senza sviluppo economico” Si tratta di  un’equazione-sloogan che, non solo pone sullo steso piano interattivo elementi qualitativamente così diversi come profitto, da una parte, e uomo, dall’altra, ma nello stesso tempo,sottopone gli interessi dell’uomo a quelli del capitale con conseguenti ricadute in altri campi come cultura, costume, sanità scuola ed ambiente.Il solito capitalismo! Quualcuno ha parlato della vecchia politica dei redditi, di neo o vetero capitalismo…Noi speriamo che si tratti di una cura sintomatica a cui bisognerà affiancarne al più presto una più efficace che curi le cause profonde dei mali e guarisca, insieme al malato, la medicina.E nel cercare le cause profonde dei problemi, noi che siamo entrati  in questo partito, che lo difenderemo e  lo appoggeremo  nella prossima campagna elettorale, vogliamo battere altre strade, trovare soluzioni nuove, anche  alternative al comunismo!Ma non barattiamo per nuovo il vecchio, anzi vecchissimo capitalismo, nemmeno se imbellettato di modernità!Per concludere ci chiediamo se in questo partito:1) E’ ancora aperto il dibattito su questi argomenti?2) C’è ancora spazio per gente come noi?3) Possono allignare sogno e speranza?Con affettoRosa Cavadi

Un gruppo di intellettuali a Veltroni “Insieme ai radicali, per la laicità”

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ROMA – Il contributo dei radicali rafforza l’azione politica del Pd, Walter Veltroni li ospiti nelle proprie liste. E’ questo il messaggio che un nutrito gruppo di personalità della sinistra ha inviato, con una lettera pubblica, ai vertici del partito democratico. Primi firmatari sono Miriam Mafai, Mario Pirani, Irene Bignardi, Gianpaolo Fabris, Fiorella Kostoris, Andrea Ichino, Dacia Maraini, Alessandro Haber, Anna Fendi, Angela Missoni.
“Un gruppo di donne e uomini – si legge nella lettera-appello – da sempre legato a scelte politiche di sinistra di ispirazione laica e seriamente preoccupato dal rischio di un futuro governo dominato da forze di centrodestra conservatrici, corporative e solo verbalmente innovative, sollecita i vertici del partito democratico a valutare con grande attenzione la possibilità di aprirsi ad una coalizione con i radicali della lista Emma Bonino”. “Riteniamo infatti – prosegue la missiva – che i radicali nelle loro varie componenti rappresentino il valore ed il significato di pluriennali lotte laiche e indipendenti, spesso controcorrente ma di indubbia rilevanza sociale”.
L’appello si conclude sottolineando che “il contributo dei radicali, anche nella dialettica dei differenti punti di vista su alcuni temi, non può che rafforzare l’azione per il raggiungimento degli obiettivi alla base del programma del partito democratico”.

Numerose le adesioni. Hanno firmato, tra gli altri, Barbara Alberti, Simona Argentieri, Alberto Barbera, Angelo Bolaffi, Luciano De Crescenzo, Alberto Dentice, Stefano Disegni, Giorgio Lonardi, Giovanna Marini, Andrea Occhipinti, Claudia Terracina.

(fonte)

“Inaudito il Blitz a Napoli”

LEGGE 194
Dichiarazione del 13/02 della CGIL Roma e Lazio: “inaudito il blitz a Napoli”

I telefoni squillano incessantemente nella sede di Via Buonarroti della Cgil, dove si stanno raccogliendo le adesioni per la manifestazione promossa dall’Udi domani a Napoli in piazza Vanvitelli per protestare contro il blitz delle forze dell’ordine al Secondo Policlinico di Napoli, nel corso del quale sono state sequestrati feto e cartelle cliniche di una paziente che aveva subito un aborto terapeutico. In mezz’ora stamattina già trenta le donne che hanno prenotato il posto sul treno in rappresentanza delle camere del lavoro territoriali.
“La Segreteria della Cgil di Roma e Lazio ed il Coordinamento Donne sottolineano la inaudita gravità del fatto accaduto all’Ospedale di Napoli e la violenza ingiustificata ed illegittima perpetrata nei confronti di una donna che dolorosamente ricorreva ad un aborto terapeutico e nei confronti del personale medico sanitario che praticava tale intervento nel pieno delle regole.”
E’ quanto si legge in una nota della Cgil di Roma e Lazio, che prosegue “le modalità con cui la polizia è intervenuta, su ordine di uno zelante magistrato, lede la dignità delle donne, delle persone e di quelle istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi dello stato e non piegarsi ad altre logiche oscurantiste e confessionali che nulla hanno a che vedere con l’esercizio della loro funzione in uno stato laico e democratico. La campagna strumentale e ideologica ed il clima da “caccia alle streghe” che si sta alimentando contro la legge 194 e la libertà delle donne, deve essere fermata. La CGIL di Roma e Lazio esprime piena solidarietà alla donna e al personale medico – conclude la Cgil – e domani sarà presente alla manifestazione indetta dall’UDI con una propria delegazione.”

Morale e politica

Caro Roberto,

Tu dici declino… e io ti rispondo che non esiste termine migliore per definire lo stato di crisi della situazione politica, sociale, economica e, sicuramente, morale del nostro paese e, forse, anche del paese- mondo.
La parola è, anche, perfetta per stigmatizzare la condizione di “noi ragazzi di cinquant’anni” che non ci riconosciamo più nei nostri volti, nei nostri corpi, purtroppo, nemmeno in certi nostri pensieri e, a volte, ci chiediamo perché siamo così diversi da come ancora ci immaginiamo, perché siamo noi e, nello stesso tempo, altri, dato che i nostri connotati esterni non corrispondono più a quelli interni.
Come se il tempo fosse una variabile impazzita, separato dal nostro essere, che non abbiamo mai interiorizzato e di cui non accettiamo lo scorrere ,perché non l’abbiamo mai avvertito!?
Nel suo significato di divenire eterno, nel declino, per un attimo coincidono perfettamente ontogenesi e filogenesi… il declivio è lieve, ma poi è il precipizio… e noi da decadenti consumati
contempliamo le forme che si sgretolano con cupo barocco stupore e brividi di compiacimento estatico!
Tu dici declino… e ti rispondo che lo sto vivendo nella sua forma più evidente, quella della materialità fisica della malattia… e per viverlo meglio ho deciso di fermare il mio caos , circondandolo di tanta mera calma.
Diverso è il discorso sull’analisi politica.
Posso accettare la decisione di Veltroni di correre da solo, se si tratta di una strategia alla Benigni, come nel film”Berlinguer ti voglio bene”.
Ricordi come Benigni spiegava ai compagni il “compromesso storico”? Ricordi quando diceva che Berlinguer, dopo aver contenuto le pulsioni rivoluzionarie, ma scomposte della base, arrivato il momento opportuno, sarebbe apparso alla televisione dicendo:”Via” per indicare l’inizio di un grande cambiamento socialista e democratico della società?
Se quel “Via”, che non è mai stato detto da nessuno arrivasse adesso…, anche nelle forme non ideologiche, ma sicure della democrazia sostanziale, ci potrei stare…. nzi ci starò sicuramente!
Previa, naturalmente (dopo la riforma elettorale, e tutte le altre riforme istituzionali che richiedano la partecipazione di maggioranza ed opposizione) della fine dell’idillio con Berlusconi!
Quello che , però, non mi sento di condividere con te è il fatto di considerare la morale un assoluto da cui far discendere tutte le riforme per costruire una società migliore!
Non che non ci sia bisogno di una rivoluzione etica… tutt’altro! Solo che la morale è sottoposta a tutte le sollecitazioni, le scosse, le vibrazioni del resto della società: quelle politiche, quelle economiche, quelle religiose… tutte strutture o infrastrutture che interagiscono condizionandosi vicendevolmente.
Come partire dalla morale? I grandi filosofi se lo sono sempre augurato; ma né Seneca né Cicerone, né Croce sono riusciti mai a fermare le crisi delle loro società le cui radici affondavano in un groviglio di problemi difficili da districare, solo con la morale… anche perché quella morale era la summa e il risultato della complessità dei detti problemi sociali
Tanto per fare un esempio, considerare il fascismo una malattia morale della società, senza valutarne le cause economiche, sociali ed anche religiose, ha rallentato la sua fine.
C’è poi il problema del buonismo sempre in agguato dietro la morale dell’accettazione di tutto in nome del bene e del perdono!
Proprio per questo noi preferivamo mettere al primo posto la politica! La politica aveva la prerogativa di sintetizzare tutti i problemi diventando grimaldello e volano dello sviluppo sociale! La politica era tutto ed io non mi vergogno di dire che l’ho considerata un mito! Purtroppo oggi non è più così, ed urgente diventa l’estirpazione della corruzione, del nepotismo e di tutto il male che la pervade. Anche per permettere alle sue parti sane di emergere.
Ma con quale morale moralizzeremo la politica?
Lo faremo con la morale giustizialista del popolo, con quella confessionale della chiesa, o con quella utilitaristica dell’economia?
Esiste “in natura” una morale autonoma, autosufficiente e, veramente libera?

Rosa Cavadi

Compagni così…

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Lunedì 18 febbraio ore 17
Biblioteca E. Morante, Ostia (Roma) via Cozza 7

presentazione del libro di Bruno RoscaniCompagni così…“, interverranno Angela Nava e Andrea Ranieri. Il libro ci offrirà “lampi di memoria” per raccontare ai giovani di un’epoca in cui la politica era “bella” e per far rivivere e reincontrare a noi meno giovani momenti, uomini e passioni che sono stati importanti per la sinistra e per l’Italia.

Povera patria (malgrado Spello)

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(particolare foto di A. Crialesi)

Condivido la scelta di correre da solo del PD veltroniano più per considerazioni morali che politiche.
“L’Italia è una mucillagine sociale che declina verso il peggio” e “ ha perso la voglia del futuro; c’è più paura che speranza”. Erano queste le autorevoli affermazioni del CENSIS e del New York Time di non molto tempo fa, che certificavano il declino del nostro paese.
Per declino non si intendono solo gli effetti sociali dovuti all’incerto procedere dell’economia globale, ed i rischi di recessione paventati dai ministri economici europei. Né si tratta del declino-formula verbale, usata per stigmatizzare l’avversario nella polemica politica (per esempio quello usato da Berlusconi contro Prodi).
Il declino italiano vero è decadenza morale, come quella simboleggiata dalla volgarità esibita nel senato il giorno della caduta di Prodi, o come la piccolezza espressa dal meschino familismo mastelliano di fronte a seri problemi delle istituzioni statali.
Il declino vero è il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione, la fuga di cervelli all’estero, il sistema politico bloccato che riproduce se stesso e genera sterilità riformatrice e soprattutto il distacco dei cittadini dalla politica e la sfiducia nelle istituzioni e nel futuro.
Il lavoro salariato sottopagato e spesso mortalmente rischioso e la certezza che i figli staranno peggio dei padri stritola la speranza genera sfiducia morale ed è il cuore del declino di questo paese.
Questa realtà italiana non è il centro del dibattito politico ed è oscurata dalle schermaglie della solita politica. I successi economici del precedente governo (ovvero i nostri sacrifici)rischiano di essere vanificati da politichette volte a guadagnare consenso e garantire sopravvivenza ai soliti (già ben protetti da una ignobile legge elettorale)
A Spello Veltroni ha rilanciato l’idea che il PD deve correre da solo (anzi più che da solo “libero” dai lacci della vecchia politica). Credo che questo voglia dire assumersi piena e diretta responsabilità(e farla assumere agli altri) di affrontare il declino del paese. Per dirla con un Kennedismo amato da Walter : “E’ tempo non di chiedersi che cosa il paese può fare per te ma di chiedersi che cosa “tu” puoi fare per il tuo paese.”
Correre da soli anzi liberi potrebbe essere generoso ai limiti del sacrificio ma potrebbe essere la combinazione per far saltare il chiavistello che blocca le riforme necessarie al domani del paese.
Correre da soli e liberi potrebbe restituire credibilità e fiducia nella politica e smuovere le acque di una palude in cui cantano i grilli.
Non si vuole solo evitare il Berlusconismo. Si vuole dare all’Italia un progetto per il futuro. Per cambiare l’Italia e non il governo (come è stato detto a Spello) ci vuole una grande autorità morale che si costruisce con prove di grande generosità e di grande apertura e senza tradire se stessi .
Sarà all’altezza il costruendo PD del compito? Che farà e che cosa dice la chiesa (naturale concorrente sul piano dell’autorità morale quando decadono i costumi)?? Su questi due semplici, schematici ma decisivi quesiti aprirei un dibattito e non solo sul mio blog. Sotto a chi tocca…

Arriva Cetto Laqualunque nel PD del 13° municipio?

In caso di morte o di debolezza delle istituzioni politiche fondamentali si afferma il potere personale esercitato dal Cesare.
E’ imbarazzante e paradossale ma soprattutto ridicolo, usare parole impegnative come CESARISMO nelle piccole vicende locali ma i termini classici aiutano a capire.
Nel vuoto, determinato dalla nascita (ma è nato?) del partito democratico, di riconosciute istituzioni politiche dei DS e Margherita del 13°municipio, peraltro già pesantemente private di credibilità, si sta inserendo in questa fase un accordo privato tendente a salvaguardare spazi che definirei di influenza politica personale. Questo infastidisce il libero svolgimento delle votazioni per gli organismi dirigenti dei nuovi circoli soprattutto i circoli che sui grandi temi del cambiamento politico hanno sviluppato un percorso politico e costruito nuovi e aperti equilibri. I piccoli Cesari locali (citazione involontaria di “Piccolo Cesare”, film sul gangsterismo americano con E.G. Robinson) hanno poi messo in mostra il lato omicida della tirannide puntando ad annullare l’organizzazione politica più libera ed autonoma, “La sezione che non c’è” di Palocco, puntando sull’effetto “novità” tendente a nascondere una operazione di potericchio locale (uno stra-dejavu italiano).
Il nuovo che avanza sarebbe una sorta di Cetto Laqualunque nostrano su cui sponsor ed elettori dovranno un giorno riflettere. Io vorrei avviare una riflessione sulla nuova classe dirigente e sulla incompletezza dei processi di formazione. Forse il ripristino del ruolo pedagogico e di selezione dei partiti potrebbe evitarci il rischio di derive demagogiche verso il trasformismo e la plutocrazia.


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