
Ha ragione Claudia, quando esalta l’impegno, la trasparenza ed il forte spirito di servizio della vecchia sezione di Casalpalocco.
Onore alla preclara sezione, onore alla sontuosa signora che l’ ha sempre prestigiosamente rappresentata!
A loro rimarrà sempre legata una parte importante della nostra vita.
Hanno ragione i compagni che vorrebbero rilanciare la gloriosa militanza de “la sezione che non c’è” trasformando lo zelo antico in linfa propulsiva del partito nuovo.
Anche loro meritano riconoscimento, rispetto ed ascolto.
Ma come trainare quella gloriosa ed originale esperienza dentro gli alvei ristretti dei nuovi circoli del PD, di cui conosciamo solo gli asfittici regolamenti, la tendenza a spartire piccole aliquote di potere, come fossero corti di “clientes”?
Il rischio è di girare a vuoto, perdendosi nei farraginosi tecnicismi di una pseudodemocrazia, mentre si sa già che questi futuri circoli saranno organismi di insediamento politico che, una volta insediato il politico nella propria sedia, ( scusate il bisticcio, ma a volte la retorica serve a farsi capire ) si riuniranno per fini elettoralistici, quando bisognerà reclutare galoppini per raccogliere fondi, voti. sponsor…..
Come salvare allora tutta l’energia, la passione,la voglia di operare in difesa della giustizia e della libertà, che non sono ancora morte fra noi , prova ne sia la grande partecipazione all’assemlea di Domenica, durante la quale la voglia di politica che negli ultimi tempi sembrava evaporata si è solidificata ed incarnata in visi sorridenti o “incazzati”, sereni o turbolenti, arguti o solo bonaccioni, ma tutti sinceramente dialoganti?
La risposta per me, in questo momento non può essere l’ adesione ai detti circoli, anche perchè non è ancora chiara la loro essenza.
1)Che potere avranno;
2) Come interagiranno con i vertici del partito.( Potranno dei capannoni comunicare con un loft?)
3) Potranno in mancanza di una linea politica definita, che sembra non arrivi mai, formulare proposte politiche?
Meglio allora associarsi in una organizzazione culturale che, anche se non avrà potere politico da spendere nell’immediato,( voglio vedere quanto ne avranno i circoli!) almeno avrà l’autorevolezza della purezza, del disinteresse, dell’utopia e di un pizzico di follia per creare soluzioni meno transeunti e più ideali per il futuro.
Ci sono dei compagni che insistono sull’ importanza della partecipazione a questa fase costruens del partito.
Bene sono d’accordo”
Ma allora perchè chiudere e limitare la discussione dentro l’ambito di un circolo?
Se non sappiamo cosa sia un circolo , e non lo sappiamo perchè lo stiamo costruendo, perchè dovremmo condividere la limitazione e la chiusura del suo spazio territoriale, morale, culturale e politico?
Da questa contraddizione non riesco, ancora, ad uscire.
Mi inquieta anche la paura che questo partito, proprio perchè non capace di fare scelte ideologiche precise si stia avviando, esso stesso, verso una forma di partito del leader con i precisi obiettivi di vincere le elezioni e governare a qualunque costo e, forse, con qualunque alleato.
Mi dicono, ma bisognerà rispettare un programma……non si potranno fare alleanze con forze che non rispettino questo programma……è giusto!
Tuttavia io mi chiedo:”Ma poi cosa è un programma?
Cosa è un programma senza una profonda analisi delle cause dei problemi, senza un progetto generale che si riprometta di eliminare “ab imis”le cause dei problemi,
senza la capacità di inserire nel tempo una riforma della società, inglobando il passato, ma dimenticandolo nel momento dell’azione proiettata nel futuro?
Per fare veri programmi si dovranno operare scelte di campo più profonde , più durature, più drastiche……lasciando l’ecumenismo ai preti…. che, per altro, a volte, lo strumentalizzano!
Mi preoccupa pure un’altra cosa: la esagerata enfasi sulla riforma elettorale, come se essa potesse rappresentare la panacea per tutti i mali del paese!
D’accordo sul fatto che sia “conditio sine qua non” per una futura stabilità di governo .Ma la riforma è uno strumento, solo uno strumento. Le cose importanti da fare verranno dopo. Non dimentichiamocene!
E non dimentichiamoci di non appoggiare un progetto di riforma che permetta l’affermazione di due personalità politiche e di due partiti contrapposti, ma complementari gli uni agli altri, fino ad avvicinarsi e, chissà, forse confondersi?
I duellanti, figure romantiche care alla letteratura, si scontrano ed interagiscono nella continua ricerca del se nell’antagonista, in un gioco psicologico di grande suggestione estetica.
Ma in politica i duellanti sono una regressione involutiva verso forme di governo primitive, basate sul culto della personalità e molto lontane dalla democrazia.
Due campioni due entità, due forze: sullo sfondo l’orribile presagio di una diarchia.
Rosa



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